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  danae [ pensieri e parole ]
         

Rassegna Stampa


Essere donna è così affascinante. E' un'avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai"
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Fino a quando il colore della pelle non sarà considerato come il colore degli occhi noi continueremo a lottare".
Ernesto Che Guevara














10 maggio 2010

Trilussa

La previdenza

 

Un Gatto s'incontrò con un amico:

- Come va? - Se campicchia... - E indove stai? -

Dice: - Lavoro in quer palazzo antico.

Uh! li sorci ch'acchiappo! Nun te dico!

Nun finischeno mai!

Che stragge! Che macello!

Fa piacere a vedello!

Però, ne la soffitta der palazzo,

c'è la moje d'un sorcio co' la fija,

e quelle, poveracce, nu' l'ammazzo:

prima per un riguardo a la famija

eppoi perché me fanno

trecento sorci l'anno...

In certe circostanze è necessario

                                                    un po' de sentimento umanitario.




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13 febbraio 2008

La prof di italiano

Quando frequentavo il liceo non c’era cosa più noiosa della lezione di italiano..
specialmente quella dove la Prof spiegava la Divina Commedia.
 Quanti sbadigli e quanti sogni e quanti disegnini sul banco e sul diario….
Proprio non mi riusciva di stare attenta….con la prof che cantalinava e non spiegava e tutta era così confuso.
 “Imparate a memoria da pagina 40 a pagina 50”
 Quante nottate a cercar di imparare a memoria strofe per me astruse e senza storia e  niente rimaneva nella mente mia.
Sentendo Benigni stasera.... ho provato una grande rabbia per quella professoressa che non ha saputo o voluto o non ne era capace…cercare di farci capire la bellezza, la profondità, il senso, la poesia, la passione e la dolcezza che Dante ci ha donato.


 Poscia che fummo al quarto dì venuti
Gaddo mi si gettò disteso a' piedi,
e disse: "Padre mio, ché non m'aiuti?".

Quivi morì; e come tu mi vedi,
vid'io cascar li tre ad uno ad uno
tra il quinto dì e 'l sesto; ond'io mi diedi,

già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti
Poscia, più che il dolor, poté il digiuno

(Inferno XXXIII, 67-75)




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4 febbraio 2008

Carlo Alberto Salustri detto Trilussa

LA SINCERITA' NE LI COMIZZI

 


Er deputato, a dilla fra de noi,
ar comizzio ciagnede contro voja,
tanto ch'a me me disse: -- Oh Dio che noja!--,
Me lo disse: è verissimo, ma poi

sai come principiò? Dice: -- È con gioja
che vengo, o cittadini in mezzo a voi,
per onorà li martiri e l'eroi,
vittime der pontefice e der boja!--

E, lì, rimise fòra l'ideali,
li schiavi, li tiranni, le catene,
li re, li preti, l'anticlericali...

Eppoi parlò de li principî sui:
e allora pianse: pianse così bene
che quasi ce rideva puro lui!

(1920)


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29 dicembre 2007

immaginando un ....2008 ...migliore

                      Immagina (Imagine
                             di John Lennon)

Immagina non ci sia il Paradiso
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente
viva al presente...

Immagina non ci siano paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna
religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace...

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno

Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o fame
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
condividere il mondo intero...

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno

Immaginando un 2008 ........migliore.......... AUGURI!!!




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14 novembre 2007

Trilussa....e la guerra

La guerra
Trilussa

Ner mejo che un Sordato annava in guerra
er Cavallo je disse chiaramente:
Io nun ce vengo! - e lo buttò per terra
precipitosamente.

No, nun ce vengo - disse - e me ribbello
all'omo che t'ha messo l'odio in core
e te commanna de scannà un fratello
in nome der Signore!

Io - dice - so' 'na bestia troppo nobbile
p'associamme a l'infamie che fai tu;
se vôi la guerra vacce in automobbile,
n'ammazzerai de più!




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28 ottobre 2007

La libbertà...de pensiero (trilussa)

La libbertà de pensiero
Trilussa

Un Gatto bianco, ch'era presidente
der circolo del Libbero Pensiero,
sentì che un Gatto nero,
libbero pensatore come lui,
je faceva la critica
riguardo a la politica
ch'era contraria a li principî sui.
Giacché nun badi a li fattacci tui,
je disse er Gatto bianco inviperito -
rassegnerai le propie dimissione
e uscirai da le file der partito:
ché qui la pôi pensà libberamente
come te pare a te, ma a condizzione
che t'associ a l'idee der presidente
e a le proposte de la commissione!
È vero, ho torto, ho aggito malamente...-
rispose er Gatto nero.
E pe' restà nel Libbero Pensiero
da quela vorta nun pensò più gnente.




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12 ottobre 2007

Er compagno scompagno...sempre Trilussa

 

 
 
Un Gatto, che faceva er socialista
solo a lo scopo d'arivà in un posto,
se stava lavoranno1 un pollo arosto
ne la cucina d'un capitalista.
 
Quanno da un finestrino su per aria
s'affacciò un antro Gatto: - Amico mio,
pensa - je disse - che ce so' pur'io
ch'appartengo a la classe proletaria!
 
Io che conosco bene l'idee tue
so' certo che quer pollo che te magni,
se vengo giù, sarà diviso in due:
mezzo a te, mezzo a me... Semo compagni!
 
- No, no: - rispose er Gatto senza core
io nun divido gnente co' nessuno:
fo er socialista quanno sto a diggiuno,
ma quanno magno so' conservatore!
 
1) Mangiando con metodo.




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28 settembre 2007

Cantico dei drogati -De andrè

Rileggendo il testo di questa canzone del poeta De Andrè....scritta credo nel 1968.o inizi anni 70..mi ha colpito per la sua attualità, ora come allora e mi viene alla mente il ricordo di serate..nottate trascorse intorno ad una chitarra ad ascoltare le sue canzoni che ..noi allora  ancora non lo sapevamo...ma erano POESIE,

 CANTICO DEI DROGATI


Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell'anima e nel cuore.

Le parole che dico
non han più forma né accento
si trasformano i suoni
in un sordo lamento.

Mentre fra gli altri nudi
io striscio verso un fuoco
che illumina i fantasmi
di questo osceno giuoco.

      Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Chi mi riparlerà
di domani luminosi
dove i muti canteranno
e taceranno i noiosi

quando riascolterò
il vento tra le foglie
sussurrare i silenzi
che la sera raccoglie.

Io che non vedo più
che folletti di vetro
che mi spiano davanti
che mi ridono dietro.

     Come potrò dire la mia madre che ho paura?

Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere.

E chi, chi sarà mai
il buttafuori del sole
chi lo spinge ogni giorno
sulla scena alle prime ore.

E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?

      Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Quando scadrà l'affitto
di questo corpo idiota
allora avrò il mio premio
come una buona nota.

Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.

Cercando di lanciarlo
oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell'infinito.

      Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Tu che m'ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria. 
 


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16 settembre 2007

Fra cent'anni......Trilussa..ora come allora

 

Fra cent'anni
 
Da qui a cent'anni, quanno
ritroveranno ner zappà la terra
li resti de li poveri sordati
morti ammazzati in guerra,
pensate un po' che montarozzo d'ossa,
che fricandò de teschi
scapperà fòra da la terra smossa!
Saranno eroi tedeschi,
francesci, russi, ingresi,
de tutti li paesi.
O gialla o rossa o nera,
ognuno avrà difesa una bandiera;
qualunque sia la patria, o brutta o bella,
sarà morto per quella.
 
Ma lì sotto, però, diventeranno
tutti compagni, senza
nessuna diferenza.
Nell'occhio vôto e fonno
nun ce sarà né l'odio né l'amore
pe' le cose der monno.
Ne la bocca scarnita
nun resterà che l'urtima risata
a la minchionatura de la vita.
E diranno fra loro: - Solo adesso
ciavemo per lo meno la speranza
de godesse la pace e l'uguajanza
che cianno predicato tanto spesso!
 
31 gennaio 1915


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27 agosto 2007

L'UCCELLETTO - TRILUSSA....MAI FUORI MODA

Era d'Agosto e il povero uccelletto
Ferito dallo sparo di un moschetto
Andò per riparare l'ala offesa,
a finire all'interno di una chiesa.

Dalla tendina del confessionale
Il parroco intravvide l'animale
Mentre i fedeli stavano a sedere
Recitando sommessi le preghiere.

Una donna che vide l'uccelletto
Lo prese e se lo mise dentro il petto.
Ad un tratto si sentì un pigolio
Pio pio, pio pio, pio pio.

Qualcuno rise a sto cantar d'uccelli
E il parroco, seccato urlò: "Fratelli!
Chi ha l'uccello mi faccia il favore
Di lasciare la casa del Signore!"

I maschi un po' sorpresi a tal parole
Lenti e perplessi alzarono le suole,
ma il parroco lasciò il confessionale
e: "Fermi - disse - mi sono espresso male!

Tornate indietro e statemi a sentire,
solo chi ha preso l'uccello deve uscire!"
a testa bassa e la corona in mano,
le donne tutte usciron pian piano.

Ma mentre andavan fuori gridò il prete:
"Ma dove andate, stolte che voi siete!
Restate qui, che ognuno ascolti e sieda,
io mi rivolgo a chi l'ha preso in chiesa!"

Ubbidienti in quello stesso istante
le monache si alzarono tutte quante
e con il volto invaso dal rossore
lasciarono la casa del Signore.

"Per tutti i santi - gridò il prete -
sorelle rientrate e state quiete.
Convien finire, fratelli peccatori,
l'equivoco e la serie degli errori:
esca solo chi è così villano
da stare in chiesa con l'uccello in mano.

Ben celata in un angolo appartato
Una ragazza col suo fidanzato,
in una cappelletta laterale,
ci mancò poco si sentisse male

e con il volto di un pallore smorto
disse: "Che ti dicevo? Se n'è accorto!"




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5 luglio 2007

Carlo Porta...sonetto un pò osè

Per la par condicio e dal momento che ho postato sempre poesie del grande e mitico Trilussa, un amico blogger mi aveva consigliato di dare una ripassata anche a Carlo Porta ed eccomi qui con un sonetto singolare e un pò osè ( considerato anche l'epoca)...ci metto anche la traduzione in italiano...

XVI. SONETT

Di Carlo Porta

Dormiven dò tosann tutt dò attaccaa
Alla stanza de lecc de la mammina,
Vergin istess tutt dò, ma in quell’etaa
Che comenza a spiurigh la passarina,

Tant ch’a dispett de la verginitaa
Faven tra lor di cunt ona mattina
Sul gust che pò dà on cazz quand l’è tiraa,
e sulla forma che pò fagh pù mina.

Vœuna la dava el vant al curt e al gross,
L’oltra al longh e suttil, e in del descor
Diseven e prò e contra di bej coss;

Quand stuffa la mammina, la se mett
A sbraggià a quanta vôs: Cossa san lor?
Dur, e ch’el dura, e citto vessighett!


Dal milanese all'italiano

Traduzione del Sonetto di Carlo Porta

Dormivano due ragazze tutte e due attaccate
Alla stanza da letto della mammina
Vergini ugualmente tutte e due, ma in quell’età
Che incomincia a prudergli la passerina,

Tanto che a dispetto della verginità
Si raccontavano tra loro una mattina
Del gusto che può dare un cazzo in tiro,
E della forma che può far più scintille.

Una dava il vantaggio al corto e grosso
L’altra al lungo e sottile e nel parlare
Dicevan belle cose pro e contro;

Quando stufa la mammina si mette
a gridare con tutta la voce: Cosa ne sapete?
Duro, e che dura, e zitte smorfiosette.





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20 giugno 2007

I NUMERI SECONDO TRILUSSA

 

NUMMERI
di Trilussa

- Conterò poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento?
Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.
1944




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25 maggio 2007

LE BESTIE E ER CRUMIRO......TRILUSSA

Le bestie e er crumiro
Trilussa

Una volta un Cavallo strucchione
c'ogni tanto cascava pe' strada
scioperò pe' costringe er Padrone
a passaje più fieno e più biada:
ma er Padrone s'accorse der tiro
e pensò de pijasse un crumiro.

Chiamò er Mulo, ma er Mulo rispose:
- Me dispiace, ma propio nun posso:
se Dio guardi je faccio 'ste cose
li cavalli me sarteno addosso...-
Er Padrone, pe' mette un riparo,
Fu costretto a ricorre ar Somaro.

- Nun pò sta' che tradisca un compagno -
dice er Ciuccio - so' amico der Mulo -
e pur'io, come lui, se nun magno
tiro carci, m'impunto e rinculo...
Come vòi che nun sia solidale
Si ciavemo l'istesso ideale?

Chiama l'Omo, e sta' certo che quello
fa er crumiro co' vera passione
Per un sòrdo se venne er fratello,
Pe' du' sòrdi va dietro ar padrone,
finché un giorno tradisce e rinnega
er fratello, er padrone e la Lega.




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13 maggio 2007

PASOLINI - dedica alla madre

Pier Paolo Pasolini

Supplica

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un 'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senz'anima.

Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l'unico modo per sentire la vita,
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo; ed è la confusione
d'una vita rinata fuori della ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile...
  




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5 maggio 2007

TRILUSSA (della serie ..ce coje sempre)

La Campana della Chiesa
Trilussa

Che sôno a fa'? - diceva una Campana. -
Da un po' de tempo in qua, c'è tanta gente
che invece d'entrà drento s'allontana.
Anticamente, appena davo un tocco
la Chiesa era già piena;
ma adesso ho voja a fa' la canoffiena
pe' chiamà li cristiani cór patocco!
Se l'omo che me sente nun me crede
che diavolo dirà Dommineddio?
Dirà ch'er sôno mio
nun è più bono a risvejà la fede. -
No, la raggione te la spiego io:
je disse un angeletto
che stava in pizzo ar tetto -
nun dipenne da te che nun sei bona,
ma dipenne dall'anima cristiana
che nun se fida più de la Campana
perché conosce quello che la sona...




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26 aprile 2007

LA STATISTICA SECONDO TRILUSSA


LA STATISTICA
di Trilussa

Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due

 




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16 aprile 2007

ALL'OMBRA....di Trilussa





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12 aprile 2007

IL CANE E LA LUNA


Trilussa

C'era 'na vorta un Cane, in mezzo a un vicolo,
che abbajava a la Luna. Passò un Gatto.
Lasciala perde! - disse. - Che t'ha fatto?
Perché te guarda? Quanto sei ridicolo!
La luna guarda tutti, ma nun bada
a quelli che s'ammazzeno pe' strada.

E pe' questo ce sformo! - disse er Cane. -
In mezzo a tante infamie e a tanti guai,
ecchela lì! Nun s'è cambiata mai
e rimane impassibbile, rimane...
Me piacerebbe ch'aggricciasse er naso,
che stralunasse l'occhi...Nun c'è caso!

Perché 'ste cose qui l'ha viste spesso:
rispose er Gatto - er monno è sempre quello.
Quanno Caino sbudellò er fratello
la Luna rise tale e quale adesso:
ha riso sempre e riderà perfino
se un giorno Abele scannerà Caino...




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4 aprile 2007

IN ONORE DI MASSIMO TROISI...POESIA DI ROBERTO BENIGNI

Non so cosa teneva dint' a capa,
Intelligente generoso scaltro.
Per lui non vale il detto che è del Papa:
Morto un Troisi non se ne fa un altro.

Morto Troisi muore la segreta
Arte di quella dolce tarantella.
Ciò che Moravia disse del poeta
Io lo ridico per un Pulcinella.

La gioia di bagnarsi in quel diluvio
Di "jamme, o' ssaccio, 'naggia, oilloc, azz!".
Era come parlare col Vesuvio,
Era come ascoltare del buon Jazz.

"Non si capisce", urlavano sicuri,
Questo Troisi se ne resti al sud.
Adesso lo capiscono i canguri,
Gli indiani e i miliardari di Hollywoòd.

Con lui ho capito tutta la bellezza
Di Napoli la gente e il suo destino
E non m'ha mai parlato della pizza
E non m'ha mai suonato il mandolino.

O Massimino, io ti tengo in serbo
Fra ciò che il mondo dona di più caro.
Ha fatto più miracoli il tuo verbo
Di quello dell'amato San Gennaro



Roberto Benigni




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28 marzo 2007

LA DIPROMAZZIA

La Dipromazzia
Trilussa

Naturarmente, la Dipromazzia
è una cosa che serve a la nazzione
pe' conservà le bone relazzione,
co' quarche imbrojo e quarche furberia.

Se dice dipromatico pe' via
che frega co' 'na certa educazzione,
cercanno de nasconne l'opinione
dietro un giochetto de fisonomia.

Presempio, s'io te dico chiaramente
ch'ho incontrato tu' moje con un tale,
sarò sincero, sì, ma so' imprudente.

S'invece dico: - Abbada co' chi pratica...
Tu resti co' le corna tale e quale,
ma te l'avviso in forma dipromatica.




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22 marzo 2007

L'ELEZIONE DER PRESIDENTE

L'elezzione der Presidente
Trilussa

Un giorno tutti quanti l’animali
sottomessi ar lavoro
decisero d’elegge un Presidente
che je guardasse l’interessi loro.
C’era la Società de li Majali,
la Società der Toro,
er Circolo der Basto e de la Soma,
la Lega indipendente
fra li Somari residenti a Roma;
e poi la Fratellanza
de li Gatti soriani, de li Cani,
de li Cavalli senza vetturini,
la Lega fra le Vacche, Bovi e affini…
Tutti pijorno parte all’adunanza.
Un Somarello, che pe’ l’ambizzione
de fasse elegge s’era messo addosso
la pelle d’un leone,
disse: - Bestie elettore, io so’ commosso:
la civirtà, la libbertà, er progresso…
ecco er vero programma che ciò io,
ch’è l’istesso der popolo! Per cui
voterete compatti er nome mio. -
Defatti venne eletto proprio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
e allora solo er popolo bestione
s’accorse de lo sbajo
d’avé pijato un ciuccio p’un leone!
- Miffarolo! - Imbrojone! - Buvattaro!
- Ho pijato possesso:
- disse allora er Somaro - e nu’ la pianto
nemmanco se morite d’accidente.
Peggio pe’ voi che me ciavete messo!
Silenzio! e rispettate er Presidente!




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18 marzo 2007

S.P.Q.R.

S.P.Q.R.
Gioacchino Belli

Quell'esse, pe, cu, erre, inarberate
Sur portone de guasi oggni palazzo,
Quelle sò quattro lettere der cazzo,
Che nun vonno dì gnente, compitate.
M'aricordo però che da ragazzo,
Quanno leggevo a fforza de fustate,
Me le trovavo, sempre appiccicate
Drent'in dell'abbeccé ttutte in un mazzo.
Un giorno arfine me te venne l'estro
De dimannanne un po' la spiegazzione
A don Furgenzio ch'era er mi' maestro.
Ecco che m'arispose don Furgenzio:
"Ste lettre vonno dì, sor zomarone,
Soli preti qui reggneno: e ssilenzio".




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15 marzo 2007

La ninna-nanna della guerra

Ninna nanna, nanna ninna,

er pupetto vô la zinna1:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello2
Farfarello e Gujrmone3
Gujermone e Ceccopeppe4
che se regge co' le zeppe,
co' le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.
 
Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucilli
de li popoli civilli...
 
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza...
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
 
Ché quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe' li ladri de le Borse.
 
Fa' la ninna, cocco bello,
finché dura 'sto macello:
fa' la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So' cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
 
E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!
 
ottobre 1914 Trilussa
 
1) La poppa.
2) Il diavolo.
3) Guglielmo II.
4) Francesco Giuseppe.




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9 marzo 2007

na predica de mamma

Na predica de mamma

L’amichi? Te spalancheno le braccia
fin che nun hai bisogno e fin che ci hai;
ma si, Dio scampi, te ritrovi in guai,
te sbatteno, fio mio, la porta in faccia.

Tu sei giovene ancora, e ‘sta vitaccia
nu’ la conoschi; ma quanno sarai
più granne, allora te n’accorgerai
si a ‘sto monno c’è fonno o c’è mollaccia.

No, fio mio bello, no, nun so’ scemenze
quer che te dice mamma, ‘sti pensieri
tiètteli scritti qui, che so’ sentenze;

che ar monno, a ‘sta Fajola d’assassini,
lo vòi sapè chi so’ l’amichi veri?
Lo vòi sapè chi so’? So’ li quatrini.


fonno: fondo solido - mollaccia: terreno fangoso
Fajola: bosco nel comune di Velletri, ritenuto dal popolo di Roma come ritrovo di briganti

Cesare Pascarella




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